Image for post
Image for post
La valle di Mordor, meglio nota come la città di Torino, vista dalla val di Susa in un bel giorno di sole

Negli ultimi giorni mi è capitato di origliare — in luoghi pubblici, sia chiaro — un paio di discussioni in cui si criticava l’attuale giunta torinese guidata da Chiara Appendino.

Erano critiche argomentate, ragionate. Discutibili, forse, ma in ogni caso non si trattava di fiumi in piena di lamentele a 360 gradi. Pensavo che lo spunto fossero le vicende giudiziarie appena capitate tra capo e collo alla prima cittadina.

Mi sbagliavo.

In un caso, lo spunto era la decisione del comune di fare una nuova pista ciclabile, nell’altro, lo stop ai veicoli più inquinanti.

Se la cosa non fosse già abbastanza nota, vale la pena ricordarlo: Torino è la città più inquinata d’Italia, primato che mantiene da diversi anni (qualche dato lo si trova qui, oppure qui, o ancora qui. Insomma, quando non è al primo posto, sul podio ci arriva sempre).

Torino è inquinata per le emissioni, ed è certo sfavorita per la sua posizione geografica che non ne favorisce la ventilazione. Ma Torino è inquinata soprattutto perché alla maggioranza della sua popolazione va bene così.

Per noi torinesi le automobili sono come le pistole per gli statunitensi: così come non importa se i dati dicono che le armi uccidono, neppure importa che sia il traffico a provocare la maggior parte dell’inquinamento e i relativi guai alla salute.

Infatti, a limitare l’uso delle auto non ci prova nessuno. Le amministrazioni precedenti hanno pedonalizzato qualche via, hanno istituito la ZTL ‘cogli l’attimo’ — inizia alle 7.30 e finisce alle 10.30, dal lunedì al venerdì — hanno avviato il bikesharing. E poi… poi nient’altro, direi (voler includere tra le azioni in favore della mobilità, la realizzazione di una e una sola linea metropolitana in occasione delle Olimpiadi mi sembra un po’ eccessivo).

L’amministrazione attuale, poco dopo essersi insediata, ha dichiarato di voler ampliare la ZTL. Le proposte concrete sono arrivate circa quindici mesi dopo e, almeno a mio parere, sono particolarmente timide (si trovano descritte qui, per chi volesse farsi un’opinione). Manco a dirlo, c’è chi ha protestato fortemente, che per quanto blando pur sempre di limite all’uso delle auto si tratta. Poi ha reintrodotto qualche domenica a piedi, che del tutto a piedi non sono, diciamo che c’è qualche limitazione al traffico. Cosa a cui, beninteso, sono molto favorevole, ma non mi pare si possa parlare di cambiamento di rotta.

Chiara Appendino, poco dopo essersi insediata, s’era anche schierata con decisione contro la malasosta, la pratica parecchio diffusa a Torino di lasciare l’auto dove cavolo si vuole. Una presa di posizione decisa e molto apprezzata ma, per adesso, quelle della sindaca sono rimaste parole. A distanza di oltre un anno, le auto continuano a essere parcheggiate impunemente ovunque. Per farsi un’idea, si può dare un’occhiata al tumblr di Malasosta.

Tempo fa, alla presentazione di questo libro, un signore mi disse. «Vorrei essere un sindaco di quelli veri, con pieni poteri. Proibirei l’uso delle auto in città per sei mesi, lasciando girare solo i mezzi pubblici, ambulanze e polizia e persone con invalidità. Sei mesi, in cui non la userei manco una volta neppure io, l’auto. Se non mi sparano e arriviamo alla fine dei sei mesi, sono sicuro che nessuno vorrebbe tornare indietro».

Se quel signore si candidasse, io lo voterei. Solo gli direi «guardi che, a Torino, sei mesi potrebbero non bastare…».

Written by

Sono un fisico dirottato. In passato tanto nonprofit, oggi formazione e consulenza. Provo a raccontare il mio lavoro su www.diffrazioni.it

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store