Caro Pietro,

intervento molto interessante. Ti dico come l’ho vissuta io. Dopo aver letto quello che mi è stato ragionevolmente possibile leggere, mi sono persuaso che valesse la pena andare a votare.

A urne ancora calde, ho sentito il presidente del consiglio commentare il risultato dicendo che se tutti avessero fatto come me — votare sì — avremmo tolto il lavoro a 11.000 persone. Argomento importante (e che lascerebbe pensare che questo referendum non era marginale, almeno nelle sue conseguenze), ma che non entra nel merito del quesito referendario.

Il mattino dopo, ascoltando la rassegna stampa su Radio Tre, ho sentito autorevoli commentatori dare al mio voto tanti significati diversi: contro Renzi, pro Emiliano, per una spallata al governo, a sostegno del centrodestra, a sostegno dei Cinque Stelle.

E dire che io avevo solo risposto a una domanda sulle concessioni per le estrazioni: un semplice si o un semplice no, non avevo capito ci fosse dietro così tanta roba!

Quello che vorrei dire è che se assistiamo a un uso improprio dei referendum — su questo sono d’accordo — è anche colpa dei tanti, da una parte e dell’altra, che lo caricano di significati che in teoria non c’entrano niente con il quesito posto sulla scheda.

Sui 300 milioni spesi per questo referendum: come uscirne? È possibile decidere prima se approvare o meno un referendum a seconda della possibilità che raggiunga il quorum? Credo di no. Ma non era possibile accorpare il referendum alle amministrative? E questo non avrebbe consentito un risparmio? Non sono domande retoriche, davvero non ho risposta.

Grazie.

Written by

Sono un fisico dirottato. In passato tanto nonprofit, oggi formazione e consulenza. Provo a raccontare il mio lavoro su www.diffrazioni.it

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store