Caro massimo b., grazie per questo contributo.

Io sono arrivato su Medium da poco, quindi non sono in grado di dare un giudizio sul suo cambiamento. Mi fai però ragionare sul modo con cui io mi relaziono a Medium.

Mi è capitato di pubblicare dei libri, ho un blog, ma non considero Medium una cassa di risonanza di queste cose. Alle volte le cose che scrivo sul mio blog sono anche su Medium e viceversa, ma non è la regola. Medium è per me uno spazio ‘altro’, dove vado spesso a leggere perché ci trovo cose interessanti e scritte solitamente bene — secondo il mio gusto — e ogni tanto ci scrivo quando mi pare che quel ho da dire abbia senso dirlo qui.

Insomma, non vivo Medium come un posto dove posso aumentare la mia ‘personal brand’. E mi succede solo con questo social: chiaro che su Linkedin ci sono perché voglio discutere dei temi del mio lavoro, conoscere e farmi conoscere da potenziali clienti e colleghi, chiaro che su Twitter mi piacerebbe avere tanti follower (ne ho una miseria).

Però questo è la mia esperienza personale, e quindi vale quel poco che vale. Credo che la ricchezza di un social, al di là degli strani algoritmi che regolano la timeline di facebook, sia sempre data da chi ci scrive.

Peccato perderti, allora, siamo meno ricchi.

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Sono un fisico dirottato. In passato tanto nonprofit, oggi formazione e consulenza. Provo a raccontare il mio lavoro su www.diffrazioni.it

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