Caro luposelvatico,

grazie per il tuo intervento. Neppure io vedo una strategia a lungo o almeno medio termine, per la mobilità torinese. Sul fatto che ci sia in atto un cambiamento, costruito con la brutalità, ho qualche dubbio. A Torino, le automobili possono continuare a fare quello che vogliono, dove vogliono.

Possono parcheggiare in seconda fila — è raro trovare un momento in cui non ce n’è neppure una nella via in cui abito, Principe Amedeo, ma anche in via Vanchiglia e in tante altre — possono fermarsi sui marciapiedi — persino su quelli che circondano palazzo Carignano — sulle piste ciclabili — sempre via Principe Amedeo, ma anche via Cavour — possono tranquillamente sostare sulle strisce pedonali. Possono riempire in ogni ordine di spazio le piazze, ben al di là dei parcheggi definiti dalle righe — penso a piazza Cavour, o a piazza Maria Teresa, o a piazza Vittorio.

La ZTL è estremamente ridotta, nello spazio e nel tempo. Non è nemmeno confrontabile a quella di Roma, per dire una città che proprio non è che brilli, per politiche in difesa dell’ambiente.

Sul fatto che si respiri meglio, rispetto ad anni fa. Sì, è vero, con due però. Il primo è che rimaniamo parecchio sopra i limiti di pericolosità, ed estrapolando il ritmo di discesa, la sensazione è che ci rimarremo ancora per lustri o decenni. Il secondo però riguarda i danni che l’inquinamento sta facendo alla nostra salute, che sono alti, molto alti. La stima dell’Arpa è di 900 morti l’anno, a Torino, per l’inquinamento da polveri sottili.

Ce ne occupavamo di meno? Beh, la maggior parte di noi chi di noi non si è ammalato, probabilmente, non se ne occupava molto, certo non se ne occupava l’amministrazione. La mia sensazione è che anche adesso, nei fatti, non ce ne si preoccupi granché. Forse, però, sarebbe il caso di farlo.

Nota personale, per quello che vale. Mia moglie e io, che a Torino siamo legatissimi — io ci sono nato e cresciuto, lei ci lavora — abbiamo molti dubbi sul restare qui, in questa città che pure amiamo. Questo per alcuni motivi, tra cui quello dell’aria inquinata è uno dei principali. Abbiamo un figlio di cinque anni, e non vogliamo esporlo a quest’aria. Il ritmo con cui la qualità dell’aria migliora, purtroppo, è troppo lento, e dubitiamo che possa aumentare (e c’è pure il timore che con i cambiamenti climatici la tendenza positiva si inverta).

Hai ragione tu, le cose non sono mai semplici e non basta volerle. I matematici direbbero che ‘volerle’ è una condizione ‘non sufficiente ma necessaria’. E a Torino, questa condizione necessaria, secondo me non c’è.

Grazie ancora.

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Sono un fisico dirottato. In passato tanto nonprofit, oggi formazione e consulenza. Provo a raccontare il mio lavoro su www.diffrazioni.it

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