Cara Marianna,

Grazie per questo tuo bel contributo, ricco e profondo. Io condivido soprattutto una cosa: mettere in contrapposizione scienza e democrazia non ha senso. Non ha senso né sostenere che “la scienza non è democratica”, né il contrario.

Ma, di nuovo: se una teoria è vera — la relatività, quella dei quanti, la termodinamica — non lo decide un giudice supremo: lo decide il consenso costruito tra coloro che di quegli argomenti si occupano. Lo fanno in modo scientifico, ma alla fine deve comunque esserci il consenso della comunità scientifica.

Sul concetto di verità che richiami, io confesso i miei limiti. Il principio di indeterminazione di Heisenberg, uno dei prodotti più sconvolgenti della storia della scienza, è vero? Mamma mia, non lo so… diciamo che funziona. Poi magari salterà fuori qualcos’altro che funzionerà meglio.

Einstein diceva che l’unico principio della scienza che non verrà mai messo in discussione è il secondo principio della termodinamica, quello dell’entropia che cresce, insomma. Qualcuno, probabilmente, direbbe che Einstein è ottimista.

Per me l’importante è davvero non creare barriere e contrapposizioni tra modi di pensare e di operare. Mi piace la tua metafora del frutteto e credo descriva bene la situazione a cui dobbiamo arrivare.

Grazie ancora.

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Sono un fisico dirottato. In passato tanto nonprofit, oggi formazione e consulenza. Provo a raccontare il mio lavoro su www.diffrazioni.it

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