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Foto di Kevin Bidwell da Pexels

Jonathan Franzen ha deciso che quella per il clima era una battaglia in cui si vinceva o si perdeva, come una partita di pallacanestro. Bisogna usare il passato perché, nella visione di Franzen, quella partita si è già giocata, ed è stata persa. Questa, a mio avviso, è la prima debolezza del pamphlet E se smettessimo di fingere? pubblicato in Italia da Einaudi.

La mia prima sensazione è che Franzen ragioni come quegli ambientalisti che pure critica. Se la prende infatti con chi dice che abbiamo ancora dieci anni — o quel che è — per salvare il pianeta, perché a suo dire, quei dieci anni non ce li abbiamo più. …


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Evocare, far immaginare qualcosa con ricchezza di dettagli, è una capacità straordinaria. Ce l’hanno le persone che sanno narrare, e io le invidio molto. Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una di queste persone. Non ne conosco il nome, so solo che di mestiere faceva la guida in un museo.

In questo periodo, con alcuni colleghi, stiamo realizzando una escape room digitale. Non è la prima in cui ci cimentiamo, ne abbiamo già fatte altre, perché sono delle opportunità per allenarsi a fare squadra e a risolvere problemi insieme, nonostante la distanza fisica. …


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Foto di Kaique Rocha da Pexels

Può darsi che sia ora di smetterla di parlare di cambiamento climatico. Nel senso che, forse, discutere di parti di CO2 nell’aria, di temperatura, in salita, di acidità degli oceani, ha un limite: le vedono in pochi, queste cose. …


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Foto di RF._.studio da Pexels

L’ENI e il Festival della Letteratura

Credo che trovare l’equilibrio tra l’apertura al dialogo e la giustificazione di posizioni non condivise sia molto difficile. Me lo conferma il leggere che, anche quest’anno, ENI è sponsor del Festival della Letteratura di Mantova. Non uno sponsor minore visto che, nell’elenco dei sostenitori, l’Ente Nazionale Idrocarburi compare per primo, seguito da Marcegaglia, Gruppo Tea e Intesa San Paolo. Nell’edizione del 2020 ENI ha organizzato anche uno specifico evento — avvenuto ieri, 13 settembre — con relatori di tutto rispetto.

Non sono così naive da pensare che operare nel mondo della letteratura implichi l’essere in prima linea contro l’emergenza climatica. Ma se il più importante festival italiano del settore ha tra gli sponsor principali l’ENI, credo che qualche parola sulla propria scelta le dovrebbe spendere. L’ENI, infatti, fa parte di quelle cento industrie che sono responsabili del 71% delle emissioni di gas serra dal 1988 al 2015. …


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Foto di Genaro Servín da Pexels

Quanti chilometri all’anno fai in auto? Quante volte alla settimana mangi la carne? Quante tazzine di caffè mandi giù, ogni giorno? E vogliamo parlare di quante docce — o peggio, bagni — fai e con frequenza? Di come scegli le cose ai supermercati — peraltro: perché vai nei supermercati e non nei mercati biologici? — di quanti rifiuti produci e quanto bene li ricicli?

In sintesi la domanda è una: qual è il tuo personale contributo allo sfascio del pianeta in cui viviamo? Una domanda che sembra centrale, vista l’emergenza climatica in cui viviamo.

E invece è una domanda senza senso o, peggio ancora, proprio sbagliata. …


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Photo from Pixabay on Pexels.com

Fuga dai social

Un libro che, dopo averlo letto, mi spinge a cambiare i miei comportamenti, mi sembra un libro importante. E in effetti, la prima cosa che ho fatto dopo avere letto Come i social hanno ucciso la comunicazione è stato quello di mollare i social. In ciò sono stato agevolato dal fatto che, quando l’ho terminato, iniziavano due settimane di vacanze al mare. In ogni caso non è poi così vero: ho continuato a frequentare Goodreads, Linkedin e Medium (dopo le vacanze). …


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Photo by João Jesus from Pexels

Tornare alla normalità o costruire una nuova normalità? È un dibattito che va molto forte, di questi tempi. Sento molte più voci in favore della seconda scelta, cioè del costruire una normalità nuova, diversa da quella che conoscevamo prima del febbraio scorso. Si tratta di voci che trovo ben argomentate e convincenti.

In realtà penso sia utile toglierci dai piedi, una volta per tutte, il concetto di normale.

Non ce ne facciamo molto, della normalità, né di quella di prima, né di quella futura (ammesso che sia realizzabile).

Ammetto che nei confronti della normalità ho una certa diffidenza. ‘Normale’ è un concetto nato nella statistica e lì sarebbe dovuto restare. Invece ha sconfinato nel campo etico, dove ha fatto e continua a fare un sacco di guai. È statisticamente normale conoscere più eterosessuali che lesbiche e omosessuali. Ma che lesbiche e omosessuali vengano considerati ‘problematici’ — o addirittura ‘pericolosi’ — solo perché sono statisticamente meno frequenti, è una cosa senza senso. Eppure lo si è creduto per tantissimo tempo (e mi sa che molti ci credono ancora). …


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Le statistiche del mio account su Goodreads dicono che, durante il 2019, ho letto 38 libri. Nel 2020, al momento sono a quota dodici e, siccome siamo quasi a metà dell’anno, rispetto al 2019 sono decisamente indietro. Se tengo questo ritmo, finirò l’anno con ventiquattro libri, pari a un disastroso calo del 37%, su base annuale.

E questo senza considerare le pagine effettive di ogni libro, che mi pare sia un dato che l’ISTAT non tiene in considerazione, quando valuta quanti lettori ‘forti’ ci sono in Italia. Alla ricerca del tempo perduto conta circa 3.700 pagine, Il gabbiano Jonathan Livingstone circa 100. Se mentre mia sorella legge il primo io leggo dodici libri lunghi come il secondo, mi pare un po’ approssimativo dire che io sono un lettore forte e lei no (l’ISTAT dice che è un lettore forte chi legge almeno dodici libri all’anno). …


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Photo by Markus Spiske from Pexels

Almeno sino ai primi di marzo, i miei pensieri principali erano questi tre: famiglia, lavoro, cambiamento climatico. C’era anche spazio per molto altro, e aggiungo che ‘famiglia’ e ‘lavoro’, per me implicano anche parecchio divertimento (sono fortunato, lo so). Nondimeno, in una classifica delle cose che più mi ronzano in testa, l’emergenza climatica sale sul podio, da almeno un paio di anni: ho preso coscienza di quanto sia determinante nel futuro di mio figlio, di altri giovani che amo, come i miei nipoti e di tutti i loro amici.

In prima battuta, questa mia attenzione si è tradotta in letture, in tentativi di capirci qualcosa di più. Mi sono abbonato al New York Times online, dopo aver letto dei suoi straordinari reportage su come il clima che cambia danneggia alcuni patrimoni UNESCO. Ho iniziato a consultare — e sostenere — il Guardian, forse il giornale al mondo più avanzato nel parlare di questa tragedia. Mi sono iscritto a Medium.com, anche perché è sempre pieno di articoli di buona qualità sull’argomento. …


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Photo by Nur Andi Ravsanjani Gusma from Pexels

Claude Eatherly ha fatto quello che doveva fare. È stato pilota dell’aeronautica statunitense durante la II Guerra Mondiale, ha vinto parecchi combattimenti aerei e, al culmine della carriera, ha guidato uno degli aerei che hanno partecipato al bombardamento più famoso — e forse più importante — della storia: quello su Hiroshima.

Il maggiore Eatherly ha eseguito impeccabilmente gli ordini che gli sono stati impartiti. Ed è un fatto che, dopo i bombardamenti atomici, la guerra è finita. Eppure, con l’aver fatto il proprio dovere, Claude Eatherly non riesce a venire a patti. Congedato dall’esercito, entra ed esce dall’ospedale psichiatrico di Waco, nel suo Texas. …

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daniele scaglione

Sono un fisico dirottato. In passato tanto nonprofit, oggi formazione e consulenza. Provo a raccontare il mio lavoro su www.diffrazioni.it

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